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Gli scienziati danno un nuovo look al cervello di Albert Einstein

Albert Einstein lunguaccia

Albert Einstein lunguacciaGli scienziati danno un nuovo look al cervello di Albert Einstein: Oggi giorno, nonostante la scienza abbia fatto dei passi da gigante non è ancora possibile dare una definizione vera e propria inerente alla mente e alle sue funzioni. Per questo può essere ancora considerata un mistero.

Una cosa ci ha insegnato di sicuro la scienza: il cervello umano è costituito da due emisferi, quello sinistro e quello destro. La zona destra è controllata dall’emisfero sinistro e viceversa. Inoltre l’emisfero sinistro controlla tutto ciò che riguarda la logica, il pensiero analitico e le funzioni sia matematiche che verbali. Mentre quello destro, si occupa dell’immagine del corpo, del riconoscimento dei volti degli esseri umani, di dimostrare una spiccata abilità nella musica, nell’arte e anche in quella manuale e infine guida l’orientamento nello spazio.

Ma cos’è la mente? Essa può essere considerata come il prodotto del cervello,quando esso è vivo anche la mente funziona bene,di fatti ciò avviene anche quando si riposa. Ma cosa rende due menti differenti? Di sicuro non sono le dimensioni a fare la differenza. Di norma un cervello pesa all’incirca 1.500 grammi e se si pensa che quello di Albert Einstein fosse più piccolo del normale(1.230 grammi)? Come si spiegherebbe? Eppure un motivo ci sarà. Altrimenti non si spiegherebbe come mai un cervello cosi piccino generava tanta intelligenza mista a genialità.

Questo quesito se lo sono posti anche dei ricercatori della Florida University, i quali hanno provveduto ad analizzare accuratamente delle foto riguardanti il cervello del grande scienziato.

Dopo la morte Einstein fu cremato ma il suo cervello venne invece prelevato da un patologo di nome Thomas Harvey, che successivamente lo divise in 240 zone più piccole. Da essi poi ottenne altre 2000 sezioni che spedi a diversi studiosi perché l’analizzassero accuratamente.
A partire dagli anni ottanta molteplici sono stati gli studi effettuati sul cervello dello scienziato e diversi i risultati.

Ma uno degli ultimi studi di Falk nel 2009 dimostrava ( effettuando un confronto con ben 85 cervelli normali) che i lobi parietali di tale cervello mostravano delle anomalie precisamente nei giri e nei solchi che permettevano allo scienziato di risolvere i problemi di natura prettamente fisica.In particolar modo le anomalie si concentravano sia nella corteccia prefrontale, zona dove risiede il fattore attenzione e il perseverare in presenza di sfide e anche in alcune zone precisamente dell’emisfero sinistro, che invece controlla il movimento del corpo e l’input dei sensi nel viso(erano proprio queste le zone che risultavano più larghe della norma in tale cervello). Secondo lo scienziato Falk questo potrebbe spiegare come mai Einstein stesso riteneva che il suo stesso modo di pensare era definibile come “muscolare”.
Ai nostri tempi lo studio del suo cervello inizia ad essere facilitato grazie all’introduzione di una app per iPad che può essere acquistato al singolare prezzo di circa 9.99 dollari, cosi sarà possibile scaricare ben 350 immagini inerenti ai tessuti celebrali del famosissimo scienziato. Il tutto può essere effettuato come se si osservasse al microscopio.

Grazie ad essi è stato scoperto che la zona del cervello di Einstein che a che fare con la comprensione, la dialettica e la matematica erano sviluppate del 15 % in più rispetto alla norma. Il tutto(l’app) è stato realizzato da un collaboratore Steve Landers. Di recente il National Museum di Chicago ha ricevuto dei fondi che permetterà di digitalizzare e forse anche di stampare in futuro,  tutte quelle immagini inerenti i frammenti di cervello di Einstein. Anche se potrebbero esserci dei problemi dovuti al fatto che sarà difficile effettuare una catalogazione. Di fatti a causa dell’età avanzata delle scansione, risulta complesso capire da quale zona potrebbero provenire i maggiori dettagli. Anche se c’è da dire che l’app ordina le immagini secondo le diverse regioni del cervello ma vi è comunque una scarsa precisione dovuta alla mancanza del modello anatomico in 3 D.

Un famoso ricercatore spiega al Brain che non si ha l’intero cervello dello scienziato e quindi non si può studiare a fondo, ma nello stesso tempo bisogna conservarlo nel miglior modo possibile in quanto rappresenta un documento prezioso e inoltre potrebbe essere molto utile per le generazioni future di neuroscienziati.

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